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Newsletter Settembre-Ottobre 2011

La riconquista delle aree industriali alla città: il caso del Porto di Rotterdam.

Lo sviluppo esponenziale che stanno sperimentando molte città del mondo non può non tenere conto di un nodo fondamentale quale l’integrazione delle aree industriali nei nuovi centri urbani.

In questa newsletter, abbiamo citato il Neo-urbanesimo come una nuova concezione dello sviluppo urbano in chiave più sostenibile, dove la vivibilità delle città poggia sulla creazione di comunità interdipendenti ma al contempo autonome come le membra dello stesso organismo vivente.
In quest’ottica, la città del futuro si riappropria di aree industriali in disuso o, comunque, viene progettata in modo tale che la comunità urbana e quella industriale siano interconnesse e sfruttino insieme economie di scala ed efficienze di risorse guardando ad uno sviluppo più sostenibile.
L’esperienza di alcune aree portuali industriali in Europa e, in particolare, del Porto di Rotterdam, offrono degli spunti illuminanti di questa moderna filosofia.
Negli ultimi 10 anni, i porti olandesi hanno vissuto una specie di lotta per la sopravvivenza in cui hanno dovuto scegliere tra una guerra continua con la città per ottenere spazi vitali ed un approccio integrato e sinergico con essa. Il caso di Maasvlakte 2, la nuova area di espansione del Porto di Rotterdam, è un esempio del secondo.
Si tratta del progetto di espansione portuale più grande d’Europa: oltre 20 km² di terra sottratta al mare, il fondale portuale più profondo d’Europa e quasi 3 miliardi di Euro di investimento tra il 2008 e il 2030, anno previsto per la conclusione dei lavori.

Esempi di integrazione tra porti industriali e città. Fonte: Prof. Han Mayer, Università Tecnica di Delft.
INFRASTRUTTURE_Port-city_integration_2
Se guardiamo al futuro, vediamo un inasprirsi di trend attuali che influenzeranno fortemente lo sviluppo e la progettazione delle aree portuali industriali”, ci spiega il prof. Rob Stikkelmann, Direttore del Port Research Centre dell’Università Tecnica di Delft ed autore del progetto preliminare per il programma La nuova generazione delle infrastrutture portuali, il caso di Maasvlakte 2.
Necessità di nuove fonti energetiche, riscaldamento globale, legislazione internazionale in materia ambientale, pressioni politiche ed economiche, sono le principali forze che premeranno sui porti industriali. Perché questi si sviluppino in maniera sostenibile è fondamentale che, fin dalle prime fasi del progetto, si coinvolgano tutti gli stakeholder sociali. Questo, come succede a Rotterdam, permette di prendere delle decisioni a volte coraggiose, ma accettate dalla comunità”, sottolinea Stikkelmann.
Un concetto innovativo e interessante che troviamo nel progetto Maasvlakte 2 è legato all’integrazione intermodale (mainport), come spiega Stikkelmann:
L’idea è che, nell’area industriale moderna, così come in quella urbana, le infrastrutture siano organizzate per livelli diversi (locale, regionale, nazionale ecc.) e in diversi settori (trasporti, gas, elettricità, ecc.) inclusi nel sistema urbano e industriale, ma tra essi collegati da nodi di tipo tecnologico, istituzionale ed economico. In questo senso, il mainpor offre più servizi ai propri operatori di quanto farebbe la somma dei singoli settori, favorendo anche l’innovazione. E’ un processo “auto-catalitico” che garantisce il proprio costante miglioramento”.
Alla base di questa integrazione intermodale, ci deve essere una nuova concezione della progettazione degli spazi e delle infrastrutture. L’introduzione di soluzioni tecnologiche green permetterebbe una più facile integrazione delle aree urbane con quelle industriali, porti compresi.
La green technology ci ha mostrato soluzioni avveniristiche nel campo della riduzione dei rumori, degli odori, delle emissioni e nel bilanciamento dei picchi di attività (consumi di acqua ed energia, trasporti, ecc.)”, spiega Teus Stam, Direttore Infrastrutture e Porti di MWH Olanda. “ Se pensiamo alla pianificazione degli spazi, la green technology permette uno sviluppo più armonioso dell’urbanizzazione e dell’economia: ad esempio, la possibilità di offrire spazi abitativi a un numero maggiore di persone permette automaticamente una maggiore integrazione tra città ed aree industriali. Inoltre, favorisce l’adozione di soluzioni più efficienti nell’utilizzo dell’energia termica ed elettrica, dell’acqua e dei rifiuti.”
L’integrazione è possibile e le grandi città che guardano al futuro ci credono fortemente. Rimangono, tuttavia, alcune sfide da affrontare.
Secondo Teus Stam, “i principali problemi da risolvere sono ancora legati all’inquinamento e alla necessità di bonifica da parte degli operatori industriali, alla conservazione del patrimonio culturale industriale e allo sviluppo di nuove idee architettoniche e di design.”
Infine”, continua, “mai trascurare il fattore umano. Se da un lato, infatti, il mondo industriale vorrebbe poter vivere ed operare 24 ore su 24, la comunità urbana ha altre esigenze e non contempla l’attività notturna, che coincide con le ore di riposo. Dietro ogni progetto ci sono degli uomini, ma soprattutto delle comunità, siano esse urbane o industriali, o entrambe le cose allo stesso tempo. Progettare una nuova area industriale perfettamente integrata nella città può voler dire cambiare la quotidianità dei residenti, ma solo nell’ottica di una maggiore vivibilità”.
 

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