Please wait...Costa Concordia: dopo la messa in sicurezza il monitoraggio ambientale a lungo termine.
Dopo un fatale impatto contro la scogliera al largo dell'isola del Giglio lo scorso 13 gennaio, la nave da crociera Costa Concordia è al momento oggetto di complesse operazioni di messa in sicurezza.
Priorità assoluta viene data ai soccorsi, ma, secondo Emanuela Sturniolo, Operation Manager di MWH e già responsabile de progetto di sorveglianza delle operazioni di messa in sicurezza e bonifica del relitto principale Haven, superpetroliera affondata al largo di Genova nel 1991, nel caso dell'incidente della Concordia oltre all'intervento immediato di messa in sicurezza, diventa sempre più urgente affrontare gli aspetti legati all'emergenza ambientale, con azioni finalizzate al monitoraggio puntuale degli indicatori ambientali nell'area dell'incidente ed alla prevenzione e contenimento dei danni che possono verificarsi sia nel breve che nel lungo periodo.
Un'immagine della superpetroliera Haven
Continua la dott.ssa Sturniolo: "Uno degli aspetti che costituisce maggiore preoccupazione è sicuramente quello collegato al rischio di dispersione del carburante durante le attività di recupero. Per quanto si sa, i serbatoi della nave contengono 2400 tonnellate di olio combustibile molto denso che, se rilasciate in mare, causerebbero un disastro ambientale che potrebbe coinvolgere non solo l'isola del Giglio. Le delicate operazioni di estrazione dell'olio, evidentemente, non possono essere effettuate finché non terminano le operazioni di ispezione, messa in sicurezza e recupero di eventuali altre vittime. Tali operazioni, infatti, potrebbero esse stesse provocare movimenti della nave, data la necessità di avvalersi di esplosivi per aprire varchi in volumi ostruiti. A complicare il tutto, ci sono anche il possibile peggioramento delle condizioni meteorologiche e del mare e il pericolo che la nave possa muoversi ulteriormente anche a seguito della modifica delle attuali condizioni di equilibrio che anche le operazioni di recupero del carburante potrebbero causare."
Un'immagine della Costa Concordia

Un altro aspetto che preoccupa, in quanto possibile fonte di contaminazione dell'ambiente, è legato alla attuale presenza in mare di quantità attualmente imprecisate di altre sostanze pericolose.
"Pensiamo ai lubrificanti, vernici e sostanze clorurate, nonché tensioattivi, questi ultimi contenuti ad esempio in detergenti vari, utilizzati sia nelle operazioni di manutenzione/gestione della nave ma anche da equipaggio e passeggeri" spiega la Sturniolo. "Non trascurabile poi la presenza di apparecchiature elettriche ed elettroniche quali computer, telefoni, cavi, elettrodomestici, lampade, sia presenti nella nave che di proprietà di equipaggio e passeggeri che costituiscono un serio pericolo di inquinamento di contaminazione da vari composti nocivi sia per l'ambiente che per la salute umana, come ad esempio clorofluorocarburi, idroclorofluorocarburi, cadmio, mercurio, piombo, litio e ftalati.
"La presenza di tutti i materiali che vengono in gergo tecnico definiti "Sorgenti Inquinanti Affondate" (S.I.A.), comporta infatti danni più o meno gravi all'ambiente marino in funzione della natura delle varie sostanze e delle relative caratteristiche fisico-chimiche, nonché ovviamente delle quantità rilasciate, della profondità della sorgente e della possibilità di mobilizzazione e diffusione delle stesse nell'ambiente tramite ad esempio l'azione delle correnti o del moto ondoso. Le caratteristiche biologiche dell'area interessate dalla presenza di tali sorgenti di contaminazione e la prossimità ad ecosistemi sensibili e, quindi, all'uomo, ovviamente determina la pericolosità dell'evento. E' di interesse considerare infatti che minacce per l'ecosistema e la salute umana possono concretizzarsi anche attraverso i fenomeni di bioaccumulo di sostanze tossiche in alcune specie animali che sono facilitati dalla tendenza dei pesci predatori di grande taglia ad aggregarsi in presenza di un oggetto cospicuo che, come un relitto, si elevi dal fondale.
Per verificare l'oggettiva presenza e determinare l'effettivo pericolo associato è necessario quindi identificare tutte le possibili sorgenti di contaminazione presenti attualmente nella nave e nelle immediate vicinanze e determinare quali indicatori possano effettivamente essere utilizzati per monitorare la presenza di contaminazione. Ad esempio alcune sostanze non sono direttamente rilevabili in acqua e sedimenti, ma possono essere rilevate nella fauna e nella flora marina che, data la permanenza nel substrato, offrono possibilità di rilevare gli effetti anche a breve termine di inquinanti persistenti rilasciati sul fondale dove esse vivono."
Le priorità oggi rimangono, quindi, la rimozione del carburante e del corpo della nave nel più breve tempo possibile, per facilitare il ripristino delle condizioni ambientali esistenti prima dell'incidente. Come è stato osservato in casi analoghi, infatti, anche la semplice permanenza di un'imbarcazione di tali dimensioni sul fondale ha effetti assolutamente non trascurabili che possono comportare danni serissimi all'ecosistema marino: basti pensare che perfino l'ombra prodotta da una nave così grande va a influenzare la vita di molte specie, sottraendo loro la luce di cui hanno bisogno per sopravvivere.
di Stefano Susani, Operations Director MWH – Sud Europa
Gli ultimi due secoli ci hanno abituato a correlare direttamente la crescita economica alla progressiva diminuzione del prezzo delle risorse naturali: dai prodotti alimentari all’acciaio, dall’acqua all’energia, dalla terra coltivabile al legname… ma cosa succede se progressivamente i prezzi di queste risorse crescono, riflettendo un aumento vertiginoso della domanda e una sofferenza...