Please wait...Finanziare la formazione
In Italia gli investimenti in formazione rappresentano una delle ultime voci dei bilanci aziendali perché ritenuti onerosi e scarsamente efficaci. Grazie a stanziamenti di fondi interprofessionali e dietro presentazione di piani formativi adeguati, realizzati con l’ausilio di professionisti preparati e competenti, la formazione può diventare economicamente più sostenibile ed un reale valore aggiunto per l’impresa
"Se pensate che l’istruzione sia costosa
provate con l’ignoranza"
Derek Bok, già Rettore Harvard
Di Paola Favarano, Responsabile del Centro Formazione MWH.
Laureata in psicologia del lavoro, si occupa da più di 11 anni d formazione nell’ambito della salute e sicurezza. Coautrice dei volumi “Manuale per la formazione alla salute e sicurezza”, il sole 24 ore e “I fondi per la formazione. Istruzioni per l’uso”, edizioni Franco Angeli. Trainer certificato “6 cappelli per pensare”De Bono Thynking System.
L’Italia è tra le ultime nazioni in Europa per gli investimenti in formazione, dopo di noi ci sono solo Bulgaria e Grecia, altro aspetto interessante è che più del 60 % delle imprese italiane eroga meno di una giornata di formazione all’anno per dipendente es ono molte le aziende che non erogano formazione in assoluto! Nonostante questo dato sconfortante l’aspetto positivo è quello che le aziende Italiane che fanno formazione sono raddoppiate del 100 % in 10 anni!! È vero che si partiva da un dato molto basso, ma l’elemento positivo da cogliere è il trend positivo di crescita, anche se ancora oggi esiste un dato di forte correlazione tra il livello dimensionale dell’azienda e la percentuale di formazione che viene svolta dalle aziende: oltre il 96% delle aziende sopra i mille dipendenti, contro il 19% della piccola impresa con 10-19 dipendenti (vedi Fig.1)
Fig. 1 – Imprese che hanno svolto formazione continua per classi di addetti - Anni 1993 – 1999 – 2005 – tratto da M. Soriani Bellavista – C. Trama (a cura di) , “I fondi per la formazione istruzioni per l’Uso, Franco Angeli, Milano 2009
La formazione, infatti, quando erogata, viene vista come mero strumento premiale e, tolte alcune debite eccezioni, questa visione pone la formazione come un qualcosa al di fuori dell’azienda (una sorta di “bonus” per i dipendenti) senza valorizzarne gli effetti potenziali e reali che questa pratica può avere sull’efficienza ed efficacia aziendale.
Discorso a parte va poi fatto in merito alla formazione obbligatori prevista dal T.U su salute e sicurezza (d.lgs 81/2008), che ancora oggi viene vissuta come uno spreco di tempo cui bisogna necessariamente sottostare …
L’opportunità della formazione finanziata e i piani di formazione
Spesso, questo investimento così ridotto nella formazione, si fa risalire a problematiche economiche: ‘costa troppo’, organizzative:‘è difficile inserire interventi formativi strutturati nel rispetto dei ritmi lavorativi’, congiunturali: ‘c’è crisi!’.
Per tutti questi motivi, oggi è importante parlare di finanziamenti alla formazione con un approccio più consapevole e maturo.
Proprio perché siamo in un momento di crisi economica (crisi, ma anche opportunità direbbe qualcuno…) la possibilità di investire nella formazione può essere una delle strade percorribili per uscire da una situazione paradossale in cui diventa sempre più necessario diventare innovativi, rispondere con efficacia al mercato, ma poco, pochissimo, s’investe nella leva della formazione, che resta comunque uno strumento privilegiato per accrescere competenze, abilità e capacità dei lavoratori,che trovano nella formazione un modo per reinventarsi nel mondo del lavoro.
Ove si trova consapevolezza nelle problematiche sopra esposte, si riconoscono in genere due approcci generali con i quali ci si avvicina alla formazione finanziata in azienda. Il primo approccio è basato su di una strategia di “opportunismo” ove l’obiettivo è legato ad acquisire fondi da attribuire successivamente alle iniziative formative, il secondo approccio si base, invece, su di una strategia mirata a cercare fondi per finanziare totalmente o in parte il “proprio” piano di formazione.
Il secondo approccio, a nostro avviso, è il solo che può portare a conseguire risultati più ampi rispetto al semplice contenimento dei costi, mentre il primo approccio può essere addirittura controproducente. Accade, infatti, che l’azienda una volta acquisito il finanziamento, si trovi a “dover” spendere i soldi acquisiti: è da sottolineare infatti che la maggior parte dei finanziamenti chiede la garanzia di erogazione di almeno il 70% del piano proposto, pena l’annullamento del finanziamento stesso. Così alla fine quello che era parso una grossa opportunità economica, “formazione a costo zero”, costringe l’azienda a sforzi contorsionistici per mettere in aula i lavoratori, anche quando il monte ore o le tematiche finanziate non sono realmente rispondenti ai bisogni del momento.
Questo di solito accade quando non si è costruito con attenzione il piano formativo da erogare, che risulta poco allineato con gli obiettivi e le necessità aziendali, conconseguenze anche pesanti: cattiva immagine del servizio formazione nei confronti della dirigenza, ostacolo al processo produttivo, insoddisfazione da parte dei partecipanti, ecc
Per questo motivo riteniamo importante che ci sia consapevolezza sull’opportunità di costruire con saggezza il proprio piano formativo da farsi finanziare senza dimenticare che le opportunità offerte, ad esempio, dai fondi interprofessionali, sono strettamente connesse con l’approvazione delle parti sindacali, che non possono che vedere di buon occhio la presentazione di un progetto basato su di un’attenta progettazione, più che sulla corsa al risparmio economico.
Quindi, la cosa che oggi può fare la differenza nell’acquisire fondi e finanziamenti al di fuori dei budget aziendali è la capacità di redigere un piano formativo, anzi, gli avvisi dei fondi interprofessionali parlano esclusivamente di finanziamenti indirizzati ai piani formativi.
Più di dieci anni fa abbiamo cominciato ad occuparci delle problematiche connesse alla redazione dei piani formativi, poiché, mentre un buon formatore è in grado di progettare adeguatamente un intervento formativo avendo come riferimenti almeno 4-5 modelli teorici differenti, la progettazione di quello che si può dire esseredocumento centrale della formazione aziendale, il cosiddetto “piano di formazione”, era fondato, tranne rare eccezioni, su regole arcaiche e prevalentemente orientate al fai da te interno di ogni azienda. Ancora una volta, una considerazione a parte va fatta per il piano formativo su salute e sicurezza obbligatorio per rispondere alle disposizioni normative previste dal d.lgs 81/2008, che effettivamente in Italia a volte è l’unica tipologia di piano formativo che si riesce a trovare, ma ancora una volta più per necessità che per convinzione.
In definitiva, il Piano di Formazione Aziendale è il cervello della formazione, da esso dovrebbero discendere tutte le strategie e le policy dello sviluppo della formazione e i documenti operativi (i gap da colmare, chi deve fare i corsi, che tipo di formazione va scelta, quale formazione è obbligatoria, quali docenti coinvolgere, le sedi di svolgimento dell’azione formativa, il calendario della formazione, il reperimento dei finanziamenti necessari, il piano di qualità della formazione, i metodi di valutazione, etc.).
In maniera ancora più chiara, oggi, saper governare tale strumento può essere la variabile in grado di far pendere la bilancia del finanziamenti a favore di interventi non solo economicamente più sostenibili, ma realmente efficaci. Noi non solo ce lo auguriamo, ma vogliamo portare avanti con i nostri clienti discorsi sempre più improntati a questo modo di lavorare sapendo di poter raggiungere migliori risultati e più soddisfazione reciproca.
In Italia gli investimenti in formazione rappresentano una delle ultime voci dei bilanci aziendali perché ritenuti onerosi e scarsamente efficaci. Grazie a stanziamenti di fondi interprofessionali e dietro presentazione di piani formativi adeguati, realizzati con l’ausilio di professionisti preparati e competenti, la formazione può diventare economicamente più sostenibile ed un reale valore aggiunto per l’impresa
In Italia gli investimenti in formazione rappresentano una delle ultime voci dei bilanci aziendali perché ritenuti onerosi e scarsamente efficaci. Grazie a stanziamenti di fondi interprofessionali e dietro presentazione di piani formativi adeguati, realizzati con l’ausilio di professionisti preparati e competenti, la formazione può diventare economicamente più sostenibile ed un reale valore aggiunto per l’impresa
di Stefano Susani, Operations Director MWH – Sud Europa
Gli ultimi due secoli ci hanno abituato a correlare direttamente la crescita economica alla progressiva diminuzione del prezzo delle risorse naturali: dai prodotti alimentari all’acciaio, dall’acqua all’energia, dalla terra coltivabile al legname… ma cosa succede se progressivamente i prezzi di queste risorse crescono, riflettendo un aumento vertiginoso della domanda e una sofferenza...