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Ecopragmatismo: nuovo approccio all'economia sostenibile

di Stefano Susani, Operation Director MWH Sud Europa

Ecologia urbana, ricorso al nucleare, e ingegneria genetica sono i must del Manifesto dell’ecopragmatismo elaborato da Stewart Brand, una risposta provocatoria ma pratica alla sfida dei cambiamenti climatici

“Il cambiamento climatico sulla Terra è in atto e l’uomo deve trovare delle soluzioni al problema  non per risolverlo ma quantomeno per attenuarlo”

Stewart Brand

 

 

Il libro di Brand, “Una cura per la Terra. Manifesto di un ecopragmatista” è del tutto in linea con il Whole Earth Catalogue che per tanto tempo ha diretto: del resto è il primo a sostenere che “Il cambiamento climatico sulla Terra è in atto e l’uomo deve trovare delle soluzioni al problema non per risolverlo ma quantomeno per attenuarlo”.

Il dibattito intorno allo sviluppo sostenibile e ad una nuova rivoluzione economica necessaria per raggiungerlo è oggi più che mai vivo e acceso. Ma la rivoluzione economica per l’uomo del XXI secolo non può prescindere da quella della gestione delle risorse (energia, acqua, rifiuti, materie prime), anzi: forse sta tutta lì.

Di fronte alle sfide che derivano dagli incalzanti cambiamenti climatici, ci troviamo a dover rincorrere il sogno di un’economia a minor contenuto di carbonio che non è di per sé impossibile, ma richiede, forse per la prima volta, scelte che devono nascere dalla consapevolezza che la Terra è un sistema integrato e che una interazione efficace con la sua complessità richiede un approccio di sintesi piuttosto che la somma di contromisure disarticolate; insomma una strategia piuttosto che una somma di provvedimenti.

L’energia è il caso emblematico: una rivoluzione energetica che abbia successo dovrà per forza assicurare la produzione di grandi quantità di energia da fonti non fossili. Da qui il vivacissimo dibattito sull’adeguatezza e sulla consistenza delle fonti energetiche alternative. E quindi sul nucleare.

Alcuni fra i più illustri ambientalisti (Lovelock e Brand, ad esempio) hanno argomentato con estrema razionalità posizioni favorevoli all’energia nucleare come inevitabile conseguenza della lotta al cambiamento climatico. A loro parere un intervento che deve essere tempestivo non può prescindere da questa fonte di energia, posto, però, che la questione della sicurezza degli impianti sia trattata con priorità assoluta ed approccio lungimirante.

Ma questo punto è  solo uno degli elementi in cui si articola il Manifesto dell’ecopragmatismo elaborato da Stewart Brand. Una cura per la Terra può essere possibile solo considerando il contributo di altre due incredibili forze: il processo di urbanizzazione e l’investimento sulla ricerca scientifica applicata all’agricoltura.

Il primo concetto si basa sulla constatazione che le città sono un’espressione evidente di efficienza metabolica: quanto più crescono tanto più diventano efficienti. Di fatto sono una espressione di (potenziale) piena sostenibilità e la loro crescita concentra la ricchezza, sia in termini materiali, sia in termini di conoscenza, e riduce il consumo di territorio.  In pratica, contribuiscono ad aumentare la capacità portante della Terra. Le città sembrano “costose” a livello economico e sociale, ma i “ricavi” che se ne possono trarre (o che ne trae il pianeta) sono nettamente superiori ai costi, se consideriamo le opportunità che esse offrono di dar luogo ad efficienze di scala e a forme di valorizzazione della qualità della vita.

E’ questa l’idea di Ecologia Urbana o sviluppo urbano sostenibile come un ulteriore potenziale pilastro nella lotta al cambiamento climatico.

Tenuto conto che l’agricoltura incide pesantemente sulla generazione di gas serra, l’opportunità che la scienza applicata all’agricoltura offre è quella di ridurre il consumo di spazio e la produzione di gas serra concentrando le coltivazioni ed aumentandone la produttività. Di nuovo una provocazione, perché questo si può ottenere solo con il ricorso a OGM e tecnologie di ingegneria genetica, diffusamente impiegate in Asia e America, ma ancora temute in Africa ed Europa.

Le tesi di Brand sono per certi versi estreme e provocatorie rispetto alle più classiche correnti di pensiero “green” attualmente in voga. La chiave di volta sta nel mutare il campo di osservazione con cui valutiamo le nostre attività, mettere in discussione le nostre idee nell’ottica della salvaguardia del pianeta.

Il futuro, e nessuno ha più dubbi sulla imminenza delle peggiori conseguenze indotte dal cambiamento climatico,  richiede una rivoluzione economica ed energetica, ma anche una decisa apertura culturale, nessuno escluso.

 

 


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